Le case degli altri bambini

Le case degli altri bambini

Nei giorni di letture con le 30 classi del progetto mediterraneo migrante nel Veneziano avevo sempre con me, ed ho sempre letto, Le case degli altri bambini, di Luca Tortolini e Claudia Palmarucci, Orecchio Acerbo edizioni.

Non una lettura sui migranti, non direttamente, ma una lettura personale in cui anche in gruppo si può personalmente ragionare e sperimentare emotivamente quanto sia soggettivo il senso della parola “casa”. Quando un nome comune può diventare un luogo diverso eppure uguale per tutti.

Cosa accomuna la casa museo di Lorena alla casa baracca di Sindel?

Ecco, questo tipo di lavoro è, secondo noi, quello che più fuziona per costruire coscienza e pensiero fuori dai temi specifici.

Vi proponiamo la recensione al libro uscita su teste fiorite

Da bambina ho cambiato tantissime case.

Nel passaggio dal sud, da dove vengo, a Venezia, dove ancora vivo, quanto avevo 7 anni le case che ho abitato sono state più di 10.

Mi sono fermata per un po’ verso i 15 anni. Non è stata una scelta ponderata ma una necessità che ricordo come incombente ogni anno nello stesso periodo.

I padroni delle case non affittavano mai per più di un anno, quando andava bene, e sempre con la garanzia di non prendere la residenza in quella casa LORO in cui però viveamo NOI e dopo e prima di noi tanti altri.

Forse è per tutti questi passaggi che non ho mai sviluppato un attaccamento al luogo casa.

La casa è dove vivo io e la mia famiglia, ma una come un’altra non mi fa troppa differenza.

La casa per me è un luogo che si crea attorno alle persone che vi abitano, non un luogo di per sé.

Forse è per questo che mi sento più vicina a Sindel che una casa di mattoni non ce l’ha

Però Sindel dice sempre cose tipo:
“Vieni a casa mia”, “Andiamo a casa mia”, “Torno a casa mia”.

Meno mi identifico per esempio con Lorena che in casa respira mobili e tempo. A volte ho sognato di essere vicino al mare come Lillo, ma tutto sommato sono finita a Venezia e non mi è andata male, certo non posso tuffarmi nei canali ma l’acqua non manca.

Le case degli altri bambini scritto da Luca Tortolini e illustrato da Claudia Palmarucci, per Orecchio acerbo (2015), è un albo…personale. Un albo che parla a ciascun lettore in maniera personale.

Sarà per questo che ci ho messo tanto a decidere di raccontare questo libro?

Non puoi sentirti lettore estraneo leggendo Le case degli altri bambini perchè ci sei dentro, sei chiamato in gioco, sin dal titolo!

Se le case sono degli ALTRI, vuol dire che quello che guarda sei TU, ovvero IO che leggo!

Gli autori sono riusciti a costruire un albo davvero unico in questo senso: non richiede immedesimazione, come aspirano a fare tutti i buoni libri, bensì assume il lettore come autore in prima persona. L’effetto dell’albo infatti secondo me non è di immediato travolgimento, non richiede un’incredulità nell’accettare la narrazione, ma chiede esplicitamente partecipazione attiva del punto di vista personale!

Geniale poi la chiusa sulla casa di Claudia (Palmarucci) che pensa alla sua casa da grande… E la casa di Luca, oltre la scrittura, come sarà?

Le case degli altri bambini ha vinto Bologna ragazzi award.

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