Immagine dal vero

Immagine dal vero

“Immagine dal vero” è un film documentario che racconta storie ed esperienze positive accadute a migranti in Sicilia.

Immagine dal vero – 66′ – ITA 2017

con Adham Darawsha, Shapoor Safari Mohamed, Desmond Folayan, Abdel Fatah Muhammad, Linda Appiah, Ibrahim Kobena, Irene Dochi, Mariam Adelangua, Fella Boudjemai, Ramzi Harrabi, Nahar Kamrul, Alina Catrinoiu, Ahmet Sadico, Jemina Hajrusi e Amir Boubake.

Prodotto da Associazione Anteprima
Finanziato da Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale
Organizzatore generale Elisa Calunniato
Direttore di produzione Patrizia Toto
Soggetto Luciano Accomando, Angelo Scuzzarella
Sceneggiatura e regia Luciano Accomando
Aiuto regia Salvatore Spata
Musiche Marco Betta
Fotografia Antonio Rao
Operatori di ripresa Antonio Rao e Simone Vaccaro
Suono in presa diretta Carlo Gargano
Scenografia Daniela Fazio
Montaggio Luciano Accomando, Antonio Rao
Addetto stampa Maria Teresa Camarda
Responsabile festival Tatiana Lo Iacono
Responsabile ricerca psicosociale Angelo Scuzzarella

Sinossi

“Immagine dal vero” è un film documentario che racconta le storie di successo di cinque donne e sette uomini emigrati in Sicilia che hanno saputo riscattarsi e hanno contribuito a migliorare le comunità di cui oggi fanno parte, in cui sono perfettamente integrati. Sono medici, editori, sportivi, imprenditori, cuochi che, raccontando le loro storie, dimostrano l’importanza di valorizzare l’essere umano nelle sue specificità, evidenziando le ragioni per cui il fenomeno migratorio non può essere semplicemente avversato, né deve essere banalmente subito con pietismo e paternalistico sentimentalismo. Il film racconta inoltre, con una tecnica derivata dal reality, la vita di una donna ghanese incinta, che darà alla luce la piccola Marzia.

 

Note di regia

Con il film “Immagine dal vero” ho cercato di indagare nella dimensione intima e umana della realtà, partendo da un tema urgente e attuale come quello dell’immigrazione. L’idea è nata dall’esigenza di affrontare una delle sfide più ardue del XXI secolo, “l’incontro con l’altro”, e dalla voglia di provare a spiegare le ragioni per cui bisogna fare dell’Italia e dell’Europa una comunità aperta e pronta ad accogliere, sia perché non si può fare diversamente e sia perché, a fronte di un modello di convivenza possibile, l’arrivo di nuovi cittadini può apportare inaspettati giovamenti. I protagonisti del documentario sono immigrati, ma non lavano i vetri ai semafori e non fanno le pulizie nelle case dei bianchi. Sono immigrati che ce l’hanno fatta, che hanno avuto successo. C’è Desmond, della Sierra Leone. In Africa era professore universitario e allenatore di pallavolo in Serie A. È arrivato in Italia nel 1997 per le Universiadi di Catania, poi è stato costretto a rimanere perché nel suo paese era scoppiata la guerra civile. Non si è mai rassegnato a un destino di “inferiore”, di “subalterno”, e ha lavorato sempre per riuscire a realizzarsi. Oggi ha una sua società di basket con un centinaio di iscritti e aiuta i ragazzi più poveri a giocare e a non arrendersi. Ci siamo immersi nella sua storia, raccontata con vivacità e ironia. C’è Fhatà, oggi responsabile amministrato di Emergency a Palermo, arrivato dall’Africa subsahariana con un barcone, fuggendo dalle torture di un regime che non gli consentiva di “respirare”. Un’esperienza, quella del deserto e del mare, che l’ha segnato, spaventato, ma che gli ha dato ancora di più la voglia di farcela, di non sprecare un’occasione. E ancora Adham, oggi medico, arrivato dalla Palestina; Alina, rumena, editrice di una rivista sulla sicilianità; Ibrahim, insegnate e mediatore culturale; Irene, parrucchiera; i giovani Rom residenti a Mazara del Vallo, che con il loro gruppo di ballo hanno avuto l’onore di esibirsi davanti al Papa a Roma; Ramzi, artista tunisino e imprenditore; Shapoor, dall’Afghanistan, cuoco e insegnante di cucina; Nahar, studentessa universitaria; Fella, giovane Algerina campionessa di kick boxing.
E infine Linda, una donna ghanese residente in Italia da cinque anni, che in occasione di uno dei suoi pochi ritorni in patria per riabbracciare la figlia e il marito, è rimasta incinta. Inizialmente cercavo una coppia di immigrati per capire cosa volesse dire procreare un bambino in terra straniera, per seguirne le dinamiche, le aspettative e i timori dei genitori. La missione si è rivelata più difficile del previsto, a causa dei pregiudizi al contrario verso gli italiani e dalla paura di mettersi in mostra. Abbiamo trovato Linda, perché il cinema, come la vita, un po’ lo scegli e un po’ ti sceglie. Dopo un piccolo periodo di formazione sull’utilizzo di una video camera, l’abbiamo lasciata libera di riprendersi nei momenti di vita che riteneva opportuni, fino al parto, momento in cui la troupe ha filmato l’arrivo della piccola Marzia. Un’emozione inspiegabile che solo con la presa diretta delle immagini siamo riusciti a raccontare agli spettatori.

Contesto produttivo

Il film “Immagine dal vero, degli immigrati e delle varie comunità in Sicilia” è stato finanziato nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale. Il progetto, che ha coniugato psicologia e cinematografia, è stato accompagnato da una ricerca di carattere scientifico, che ha permesso di svolgere indagini comparative su gruppi di giovani immigrati per misurare i sentimenti di autoefficacia e su gruppi di giovani autoctoni per misurare e analizzare le paure, gli equivoci e i pregiudizi dominanti sul tema dell’immigrazione.
L’obiettivo era non soltanto quello di combattere i pregiudizi “classici” nei confronti degli immigrati, ma anche quello di convincere i migranti a non piegarsi a un destino che credono sia per loro inevitabile.
Per la ricerca dei protagonisti del documentario sono stati stretti accordi con associazioni di settore e varie istituzioni. Le riprese sono avvenute nei loro luoghi di residenza: Siracusa, Ragusa, Termini Imerese, Sciacca, Palermo e Mazara del Vallo.

“Abbiamo realizzato questo film allo scopo di diffondere cultura e informazione su un tema attuale e delicato come quello dell’immigrazione.

La presenza di individui provenienti da altri ambiti territoriali, distanti geograficamente e/o socialmente, genera, di frequente, nelle comunità di accoglienza sentimenti di diffidenza con l’effetto di rallentare in maniera ulteriore il già difficile processo di inclusione sociale.

La cultura del sospetto e della diffidenza nei confronti degli immigrati è stata negli anni diffusa soprattutto dai mass media: gli immigrati singolarmente sono stati considerati causa di allarme sociale, paura, preoccupazione; come fenomeno, l’immigrazione, è stato associato a problemi più complessi quali la delinquenza, il terrorismo e la clandestinità. Ad oggi la tendenza dei media è quella di affrontare il tema dell’immigrazione in chiave negativa piuttosto che positiva; concentrandosi non sulle capacità di un individuo ma sulla sua condizione, non sulle doti ma sulle carenze, non sui risultati ottenuti ma su quelli che lo status gli preclude. Kaneman, vincitore nel 2002 del Premio Nobel per l’economia, ha rilevato che i nostri processi decisionali determinati dall’azione non sono assolutamente razionali ma condizionati da scorciatoie mentali dette euristiche. L’euristica della disponibilità non è altro che la funzione cognitiva che permette all’individuo di discriminare attraverso gli episodi più frequenti in memoria (disponibili). Di conseguenza si prevedono gli eventi come probabili sulla base non di ricerche accurate, ma sulla base di ciò che abbiamo vissuto o di ciò che abbiamo visto (TV, film, giornali, web, ecc).

L’idea del film è nata dall’esigenza di affrontare una delle sfide più ardue del XXI secolo, “l’incontro con l’altro”, e dalla voglia di provare a spiegare le ragioni per cui bisogna fare dell’Italia e dell’Europa una comunità aperta e pronta ad accogliere, sia perché non si può fare diversamente e sia perché, a fronte di un modello di convivenza possibile, l’arrivo di nuovi cittadini può apportare inaspettati giovamenti.”

Si può adottare il film o seguire i suoi percorsi all’interno di rassegne e festival di cui ha vinto moltissimi premi.

Il sito dedicato a questo bel progetto è  www.immaginedalvero.com

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