L’incontro con Mediterrano

L’incontro con Mediterrano

Grazie all’insegnante Angela Maltoni possiamo condividere questa straordinaria esperienza scolastica. Grazie a Angela per avercela raccontata!

Quando, ad agosto dello scorso anno, negli scaffali della libreria Stoppani di Bologna ho visto per la prima volta Mediterraneo, sono rimasta subito colpita dalla sua copertina. Poi – come faccio sempre con tutti i libri prima di iniziare a sfogliarli – l’ho girato sul retro e ho letto le parole di Alessandro Leogrande. La prima frase, quella posta proprio sul pelo dell’acqua, è stata particolarmente evocativa: “Alla fine di questo libro il confine fra il mondo di qua e il mondo di là appare più incerto”. A scuola era da oltre un anno che stavo lavorando con la mia classe sperimentale sul qui, là e l’altrove e sulla migrazione.
Ho così iniziato a sfogliarlo. Nella quarta pagina un’immagine e quel che c’era scritto sotto richiamavano i fatti tragici visti troppe volte in televisione: “Dopo aver finito di annegare, il suo corpo scivolava lentamente verso il fondo, lì dove i pesci lo aspettavano”. A quel punto sono iniziati a emergere i primi dubbi. Questo libro – mi sono detta – forse è troppo esplicito per essere proposto a dei bambini di quinta della scuola primaria.

Con un po’ di apprensione e tanta curiosità ho continuato a sfogliarlo, pagina dopo pagina, immagine dopo immagine. Ho scoperto un bellissimo silent book composto da una sequenza di scatti quasi fotografici, come tanti pugni nello stomaco. Immagini dalle tonalità grigie, alcune verdastre, altre lievemente colorate per meglio focalizzare l’attenzione su particolari, ma tutte crude e inesorabilmente esplicite di una verità difficile da ammettere. Immagini in cui si percepisce rispetto, delicatezza, rabbia e denuncia mischiate tra loro fino a comporre una ballata di morte.
Ricordo che mi sono detta: “Questo è un libro per me! Mai e poi mai potrei farlo vedere ai miei bambini”. L’ho acquistato, naturalmente, ingrossando così quel piccolo ma prezioso bottino frutto del mio viaggio annuale nella libreria più bella d’Italia.


Durante il ritorno ho avuto il tempo per guardarlo, sfogliarlo, rivederlo molte volte, girarlo e rigirarlo, leggerne attentamente la prefazione e la postfazione. E ho iniziato a pensare… Forse, magari tralasciando le immagini più direttamente collegate alla morte, avrei potuto osare. La conclusione a cui sono arrivata è stata che ne valeva la pena.
Con i miei alunni ho letto moltissimi libri sulla migrazione e non tutti con finali positivi. Con la giusta mediazione – ho pensato – avrebbero potuto capire il vero senso anche di questo.
Il momento per poterlo mostrare in classe è arrivato quando, una sera, al telegiornale è stata data la notizia dell’ennesima strage in mare. La mattina presto, andando a scuola, ho acquistato un quotidiano; in prima pagina titolava a lettere cubitali: “150 migranti morti nel mare davanti alla Tunisia”. La giornata è iniziata come tutte le altre, seduti in cerchio nell’angolo morbido. Dopo la consueta conversazione iniziale ho proposto la lettura del titolo del giornale. Abbiamo iniziato a riflettere sul fatto che la migrazione non è sempre un evento positivo: era già successo in quarta, quando avevamo letto Un giorno un nome incominciò un viaggio di Antonio Boffa. Molti dei miei bambini provengono da paesi lontani o sono figli di migranti ma sono tutti arrivati in Italia in aereo, in treno, qualcuno in bus ma nessuno – per loro fortuna – ha dovuto attraversare il mare. Solo alcuni, di origine albanese, hanno ascoltato i racconti di qualche congiunto che negli anni ’90 è arrivato in Italia per la strada dell’Adriatico.
A quel punto abbiamo visto insieme Mediterraneo. Il silenzio, accompagnato da una commozione tangibile, è calato pesante su questo gruppo di bambini vivaci e sempre pronti al riso e allo scherzo ma tutto si è svolto senza problemi particolari. Nonostante i miei timori e le mie paure, siamo arrivati alla fine del libro. Il silenzio si è rotto ed è subito arrivata la loro proposta di poter dare parola a queste immagini. E così è stato: nulla è rimasto oscuro ma tutto è stato compreso e capito.
A loro dire, Mediterraneo è il più bel libro letto quest’anno.

Ecco il loro racconto:

Dopo aver finito di annegare il suo corpo scivolava lentamente verso il fondo, lì dove i pesci lo aspettavano.

Un giorno un uomo annegò. Quando toccò il fondo smise di vivere. Lo stesso successe ai pesci che vennero catturati dai pescatori.
I pescatori erano felici della pesca abbondante e vendettero i pesci che avevano pescato. Il pesce divenne cibo.
I trafficanti vendettero le armi ai soldati che le caricavano sulle navi. Sbarcarono le casse e le consegnarono ai soldati.
I soldati usarono proprio quelle armi per attaccare i villaggi che furono incendiati e distrutti. Gli abitanti fuggirono per la paura, si misero in cammino e attraversarono il deserto fino a che videro un camion e ci salirono.
Si salutarono e si abbracciarono per l’ultima volta. Poi salirono su una barca ed erano tantissimi, e la barca affondò.
Mediterraneo, cerchio di vita e di morte.

*insegnante referente del Progetto “Insieme per un futuro più equo” presso la Scuola Primaria Domenico Ferrero – I.C. Cornigliano Genova
www.angelamaltoni.com

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