L’étranger-Lo straniero

L’étranger-Lo straniero

Proponiamo la recensione dello Straniero scritta da Silvia delle Galline Volanti e uscita pochi giorni fa.

Vivo con sempre maggiore preoccupazione il clima di reciproco sospetto e diffidenza che da qualche mese (anno) a questa parte, mi sento di dire, caratterizza le relazioni sociali nel nostro paese. Sento che la nostra società oggi amplifica insensatamente la (comprensibile) iniziale paura verso il diverso, l’Altro in generale. E anche se a ben pensarci il sentimento di paura per lo sconosciuto è qualcosa di assolutamente naturale, noi siamo uomini e cresciamo come tali solo se impariamo a riconoscerla, affrontarla, gestirla.

Ecco dunque che nello sbrogliare questo soffocante gomitolo di inquietudine mi giunge in conforto L’étranger (Lo straniero) un albo illustrato scritto e illustrato dall’eclettico artista svedese Kjell Ringi e pubblicato per la prima volta nel 1968 negli Stati Uniti. A marzo 2018 la casa editrice francese Kaléidoscope lo porta in Francia, edizione che ho acquistato in attesa che giunga in Italia (perché deve arrivare!).

L’étranger è un albo intelligente che con disarmante semplicità e geniale ironia sa raccontare l’assurdità di pregiudizi, paura e sospetto nell’incontro con l’Altro. È talmente semplice, tanto nella parte visuale che in quella testuale, da risultare comprensibile e godibile anche ai bambini più piccini. Si potrebbe definire una parabola di umanità.

Il était une fois
un roi et son peuple
qui vivaient en paix

Un jour
arriva un étranger

C’era una volta un re e il suo popolo che vivevano in pace.

Un giorno arriva uno straniero.

Questo è l’esordio in doppia pagina nella quale, su sfondo bianco, conosciamo appunto il re e il suo popolo. Lo stile dei disegni richiama a prima vista quello dei bambini: minute macchie di colore steso rapidamente, un po’ abbozzate a schizzo, i dettagli a delineare gli uomini tra i quali riconosciamo un re (con corona e scettro), i soldati e i gente varia in uniforme, anche qualche donna, e qualche strambo abbigliamento. I piccoli uomini sono in realtà tratteggiati con sorprendente espressività e il loro perdersi nell’immensità della pagina bianca già molto ci suggerisce.

Dello straniero che arriva vediamo “solo” un piede rosa piazzato nel bel mezzo della doppia pagina a evocare dimensioni enormi che schiacciano ancor più gli uomini nella pagina.

Questa ingombrante presenza necessita una riunione d’emergenza e così “il re durante la notte riunisce i suoi consiglieri, mentre una guardia viene messa ai piedi dello straniero”.
Dalla mattina successiva iniziano a susseguirsi una serie di tentativi di “dialogo” con lo straniero seguendo una rappresentazione visiva ripetuta pagina dopo pagina in cui l’unica costante è il grande piedone immobile e i piccoli esserini sempre più indaffarati.

Il tutto è giocato sul filo dell’ironia abilmente resa nel contraddittorio tra testo e immagini. Abbiamo dunque un tentativo di “parlare” con lo straniero con un’improbabile buffa e precaria torre di omini che urlano attraverso un megafono.
Poi si tenta la strada del messaggio (“torna a casa tua”) affidato a un uccellino azzurro “che mai più fa ritorno”.
Ogni tentativo è senza esito. Il piedone non si smuove di un millimetro.
Il re, sempre più esasperato e sempre più assurdo nella sua pavidità (esplicita nelle illustrazioni), ricorre alle maniere forti, riunendo l’esercito. E se le parole sottolineano le minacce e la presunta forza e determinazione del re e dei suoi (“l’armata avanza con coraggio”, “l’esercito raddoppia i suoi sforzi”) le immagini sciolgono ogni cosa nel ridicolo. Ciò che vediamo sono infatti omini in posa da culturista a sollevare pesi, a solleticare il piedone con una piuma o a pestarlo con un martello, ovviamente minuscolo.
Non accade nulla, non esita a sottolineare il testo ad ogni pagina.
Ma al lettore questo appare chiaro perché la paura del re (che ora si nasconde a quattro zampe dietro ai soldati, ora si tappa le orecchie) e la insensatezza e piccolezza (davvero!) delle loro azioni sono assolutamente palesi ad uno sguardo esterno.

Quando il re decide di ricorrere “alla più terribile delle armi”, il cannone (ma che cannone! le sue palle sono talmente piccole che nulla possono fare contro lo straniero…), c’è la svolta narrativa.
Accade qualcosa di inaspettato, una goccia scende dall’alto, una lacrima: lo straniero inizia a piangere.

E qui ci si potrebbe confrontare a lungo sul senso di questa lacrima perché il libro non ci dice nulla di più. Forse qualche palla di cannone ha davvero colpito lo straniero. Io opto per una lettura più simbolica: la lacrima è una lacrima sì di dolore ma non fisico, piuttosto determinato dalla dura insistenza del re e del suo popolo a non voler conoscere, anzi a respingere, lo straniero.

(…potete continuare a leggere qui).

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