3 ottobre 2013. A 5 anni dalla strage di Lampedusa

3 ottobre 2013. A 5 anni dalla strage di Lampedusa

Il 3 ottobre 2013 368 migranti morirono a causa del naufragio di un barcone al largo di Lampedusa. Una tragedia che resta impressa nella memoria dell’isola.

Articolo di Andrea Barolini pubblicato ieri su Lifegate:

“Li tiravamo su con le cime, con le scalette. Ci siamo quasi buttati in acqua anche noi. Ma erano scivolosi, pieni di nafta e non riuscivano a tirarsi su. Erano stremati, nudi. Abbiamo fatto quello che potevamo. Ne abbiamo tirati su venti. Compresi due cadaveri. Mi sono messo a piangere”. È il 3 ottobre 2013. È ancora mattina. Un pescatore è appena rientrato con suo fratello dal mare. Carico di esseri umani.

Sul barcone 500 persone partite da Misurata, in Libia

Alle 3 del mattino, un barcone partito due giorni prima dal porto libico di Misurata arriva a poca distanza dalle coste di Lampedusa, nella zona dell’isola dei Conigli. A bordo ci sono 500 persone. Uomini, donne e bambini. Impossibile avvicinarsi di più alla costa, così qualcuno decide di dare fuoco ad una coperta per cercare di rendersi visibili nel buio della notte.

È l’inizio della fine: parte del barcone prende fuoco. Le persone, in preda al panico, si spostano da un lato. L’imbarcazione si ribalta. Dopo alcune ore, dei pescherecci nei paraggi avvistano i naufraghi in mare e danno l’allarme: “È pieno di gente qui, correte. Sono centinaia, correte!”.

Scatta la macchina dei soccorsi. Ma per molti ormai è tardi: il bilancio di una delle peggiori catastrofi avvenute nel Mediterraneo è di 368 morti accertati (362 eritrei e 6 etiopi). Venti presunti dispersi. E soltanto 155 tratti in salvo.

Il ricordo del medico di Lampedusa Pietro Bartolo

“Quel giorno io c’ero, come sempre – ha raccontato a LifeGate Pietro Bartolo, medico di Lampedusa dall’inizio degli anni Novanta -. E mi son ritrovato a dover fare centinaia di ispezioni cadaveriche. Vivendo direttamente quel momento di grande dolore. Molte di queste cose mi tornano ancora in sogno, per me sono degli incubi.

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