Il modello Riace. Come funziona il sistema di accoglienza attaccato da Salvini

Il modello Riace. Come funziona il sistema di accoglienza attaccato da Salvini

In questi giorni si parla tantissimo de sindaco di Riace Domenico (detto Mimmo) Lucano. Vi proponiamo un articolo di TPI scritto da Michele Cirillo e pubblicato il 2 ottobre, utile per conoscere meglio l’esperienza di Riace.

Riace è un comune di 1.726 abitanti della provincia di Reggio Calabria, noto per il ritrovamento, nel 1972, dei famosi Bronzi di Riace, due statue di bronzo di provenienza greca pervenute in un eccezionale stato di conservazione proprio a duecento metri dalle coste di Riace Marina.

Dal 2004, grazie alle politiche di accoglienza del sindaco Domenico Lucano, il paese e in particolare il centro storico ormai spopolato hanno concesso ospitalità a oltre 6mila richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni, integrandoli nel tessuto culturale cittadino e inserendoli nel mondo del lavoro del piccolo borgo, ridando di fatto alla città di Riace una nuova vita. Nel borgo calabrese da tempo si pratica il sistema dell’accoglienza diffusa, con i migranti ospitati in appartamenti indipendenti.

Un modello che nel 2016 fruttò al sindaco Mimmo Lucano l’inserimento da parte della rivista Fortune tra i 50 leader più influenti al mondo.

Il borgo calabrese è tornato al centro delle cronache dopo che l’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini, in un video che sta circolando in rete, ha attaccato il sindaco di Riace, criticando il sistema di accoglienza dei rifugiati utilizzato da Mimmo Lucano nella sua città.

Il 2 ottobre 2018 il sindaco è stato messo agli arresti domiciliari con l’accusa di istigazione dell’immigrazione clandestina.

Il tutto è iniziato nel 1998, con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan a Riace Marina. L’associazione Città Futura (dedicata al parroco siciliano Don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia) ha deciso di aiutare i migranti appena sbarcati dando loro a disposizione le vecchie case abbandonate dai proprietari, ormai lontani dal paese.

Grazie alle sue politiche di inclusione, il primo cittadino di Riace è riuscito a dare ospitalità non solo ai rifugiati (ora 400 in tutto il paese), ma anche a tutti gli immigrati irregolari con diritto d’asilo, mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il piccolo comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato.

Ci sono infatti laboratori tessili e di ceramica, ma anche bar e panetterie per arrivare alla raccolta differenziata porta a porta, garantita da due ragazzi extracomunitari e trasportata attraverso l’utilizzo di asini.

Il modello Riace rischia però di dissolversi a causa di mancati pagamenti dei fondi necessari per l’accoglienza.

“Dal maggio 2016 non riceviamo un euro dalla Prefettura. Abbiamo un sistema che funziona, ma iniziamo a pensare che dia fastidio. Da troppi anni siamo abbandonati”. C’era stata anche una spinta all’economia locale con 50 persone stipendiate come le maestre che fanno i corsi di italiano per gli immigrati adulti. Oggi anche il loro futuro è appeso a un filo racconta oggi il sindaco.

Per favorire autonomia e integrazione dei migranti, a Riace assieme all’euro circola una moneta esclusiva del posto, utilizzata ogni giorno dai migranti nei soli negozi riacesi per l’acquisto di cibo, vestiti e ricariche telefoniche. “Il ministero ci accredita queste risorse con molto ritardo, ci siamo inventati un’idea di moneta locale spendibile solo a Riace con riscontro positivo dell’economia locale”, spiegava il sindaco.

Per il reportage fotografico continua qui .

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