Dall’altra parte del mare

Dall’altra parte del mare

Testo da Corriere delle migrazioni

Il secondo volume è scritto da Erminia Dell’Oro, autrice italoeritrea: era stato già pubblicato nel 2004 e ora è tornato in libreria: si intitola Dall’altra parte del mare(Piemme/Battello a vapore, euro 8) ed è consigliato ai ragazzini dai 9 anni in su. La voce narrante, poetica ma semplice, è quella di Elen, undicenne eritrea che parte da Asmara insieme alla madre Elsa, attraversa il deserto e si imbarca alla volta dell’Italia con altre 32 persone. Seduta a terra, nell’imbarcazione, osserva i suoi compagni di viaggio e, contemporaneamente, ricorda il Paese abbandonato. La barca resterà senza benzina, ma la salvezza arriverà e infatti le ultime pagine saranno scritte da Milano, dove Elen e la madre hanno ormai raggiunto lo zio. «Questo romanzo l’ho scritto nel 2003 perché è stato allora che ho sentito l’esigenza di raccontare il Viaggio: alle immagini degli sbarchi che si vedono alla tv ci si abitua in fretta, e io volevo dare ai ragazzini la possibilità di rendersi conto davvero di ciò che avviene. Agli inizi dell’anno scorso Piemme ha deciso che avrebbe ripubblicato il libro con una nuova copertina e, per totale casualità, l’uscita è avvenuta poco dopo la strage di Lampedusa di ottobre, nella quale sono morti anche 300 eritrei, un fatto che mi ha coinvolto profondamente», racconta l’autrice. Da dove nasce l’idea di questa particolare storia? «Ho cucito insieme tante vicende vere: ho davvero conosciuto una ragazzina eritrea che si chiama Elen ed è arrivata via mare. Sua madre però non era stata una combattente come Elsa: per il suo personaggio mi sono ispirata a una mia amica che lo è stata davvero. Anche Enoch, il ragazzo che ha attraversato il deserto, è ispirato a una persona realmente esistita». Anche lei, come molti autori, avrà portato il libro in giro per le scuole italiane… «Sì, lo faccio da anni e con grandissima soddisfazione. I ragazzini si immedesimano facilmente nelle avventure di una coetanea che è costretta a lasciare il proprio Paese e i nonni. Anche gli stranieri sono molto ricettivi: una volta mi è capitato che una bambina alzasse la mano con entusiasmo per dirmi: “Anch’io sono arrivata in barca dall’Albania!”. Si era identificata con Elen e ne era contenta». Si ha quasi l’impressone che i ragazzini, tramite la scuola, ricevano sulla migrazione un’informazione più corretta degli adulti. «Assolutamente: la scuola italiana, sebbene trascurata dallo Stato, è ottima e ci sono insegnanti incredibili. Avere speranza per il futuro oggi non è facile, ma quando vedo questi ragazzini così attenti a temi importanti come la migrazione, la Shoah, l’ambiente, mi sento rincuorata. Rivolgendosi a loro si fa un grande lavoro: se anche solo una parte di questi studenti crescerà con una visione diversa del mondo, avremo di certo un futuro più solidale».

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *