Morire in mare con la pagella in tasca

Morire in mare con la pagella in tasca

Vi proponiamo l’articolo del Corriere della sera del 17 gennaio 2019

L’ha trovata l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che partecipa a un progetto pilota per identificare profughi e migranti morti nel Mediterraneo

Era nascosta dove si tengono le cose più care, ripiegata con cura e cucita nella giacca: una pagella, con i voti delle materie scritte in arabo e francese. Quella scheda, conservata con amore e orgoglio, forse anche nella speranza che dimostrasse le sue buone intenzioni, è tutto ciò che sappiamo del suo proprietario, un ragazzo di quattordici anni morto nel Mediterraneo senza che nessuno lo potesse piangere. L’ha trovata Cristina Cattaneo, medico legale del Labanof (il «Laboratorio di antropologia e odontologia forense») di Milano, come ha raccontato in «Naufraghi senza volto», il suo ultimo libro uscito da poco per Cortina Editore. Grazie al suo lavoro e grazie al disegno delicato e poetico che gli ha dedicato il vignettista Makkox sul Foglio, adesso quel ragazzo senza nome è diventato una presenza reale e dolorosa per coloro che a migliaia nei giorni scorsi l’hanno condiviso sui social.

La pagella

L’anatomopatologa ha sentito la pagella tastando i suoi vestiti, come ha imparato a fare quando a fine 2013 ha iniziato a esaminare le vittime dei naufragi nel Mediterraneo, profughi e migranti morti in mare nel tentativo di trovare in Europa una vita migliore di quella che avevano dovuto lasciare a casa. Per evitare di perderle, che qualcuno le rubi o che i trafficanti se ne impossessino, queste persone in fuga si cuciono le cose più preziose negli abiti. Negli anni Cattaneo ci ha trovato denaro, documenti personali, sacchetti con la loro terra natale, tessere della biblioteca e dei donatori di sangue. E infine quella pagella, il sogno fatto oggetto di poter andare a scuola, che dal Mali ha viaggiato per quattromila chilometri fino alla Libia, è salita su un barcone troppo affollato e ha riposato per quasi un anno in fondo al mare, insieme al corpo del ragazzo sconosciuto che tanto si era impegnato per avere dei bei voti. Era sul barcone naufragato il 18 aprile 2015, dove sono morte circa (si stima, perché molte sono disperse) mille persone: 528 sono state individuate proprio grazie al lavoro della professoressa Cattaneo e dei suoi collaboratori. shadow carousel

L’analisi

Il sacco in cui si trovavano i resti del ragazzo, due anni fa, aveva attirato subito la loro attenzione: «Si sentiva che pesava meno degli altri» spiega Cattaneo nel libro. «Era vestito con una giacca simile a un piumino, un gilè, una camicia e dei jeans». Dall’analisi delle ossa, il polso non ancora «fuso», la cresta iliaca non ancora del tutto formata, era chiaro che fosse la vittima più giovane: «Capii subito che stavamo guardando il corpo di un adolescente — racconta l’anatomopatologa —. Le ossa si formano dall’unione di diverse parti più piccole che durante la crescita si fondono. Le loro dimensioni e il loro livello di fusione scandiscono le diverse età». In quel caso, spiega, «scendevamo a quattordici anni».

Un piccolo plico di carta

Quando i medici hanno iniziato a svestirlo, hanno trovato «qualcosa di duro e quadrato — scrive Cattaneo —. Tagliammo dall’interno per recuperare, senza danneggiarla, qualunque cosa fosse. Mi ritrovai in mano un piccolo plico di carta composto da diversi strati. Cercai di dispiegarli senza romperli e poi lessi: Bulletin scolaire e, in colonna, le parole un po’ sbiadite mathématiques, sciences physiques… Era una pagella. “Una pagella”, qualcuno di noi ripeté a voce alta». Quello che ne restava.

Dal Mali

«Pensammo tutti la stessa cosa — ricorda —, ne sono sicura: con quali aspettative questo giovane adolescente del Mali aveva con tanta cura nascosto un documento così prezioso per il suo futuro, che mostrava i suoi sforzi, le sue capacità nello studio, e che pensava gli avrebbe aperto chissà quali porte di una scuola italiana o europea, ormai ridotto a poche pagine scolorite intrise di acqua marcia?». Forse è la cosa più amara: è un mondo senza pietà quello in cui un quattordicenne sa di dover dimostrare che è «bravo» per poter essere accolto e aiutato. Neppure questo è bastato per il ragazzo del Mali.

17 gennaio 2019 (modifica il 18 gennaio 2019 | 00:20)

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *