Il libro di chimica di Jerry

Il libro di chimica di Jerry

Contributo di Andrea Segre* uscito su comune-info e che potete leggere qui.

Ci sono notizie su cui bisognerebbe avere la decenza di tacere per rispetto della loro tragicità. E vorrei poterlo fare anche in questo caso. Ma essendo la tragicità generale di ciò che ci sta succedendo così profonda, allora il silenzio purtroppo non basta. Purtroppo lo sentiamo tutti il brusio di fondo che accompagna la morte del giovane nigeriano Prince Jerry: “Mi spiace, ma lo avevamo detto che qui non c’era posto” o qualcosa di maledettamente simile, che striscia nelle viscere confuse del Paese. Allora bisogna dire altro, muovere altre parole, fornire vie di uscita dal vortice della banalità del male. Di certo non possiamo mettere da parte certe notizie, essere distratti, risolvere tutto con quale like, abbiamo bisogno di pensare con calma e di agire.

In molti per fortuna lo stanno facendo. La maggior parte dei commenti finora sembra concentrarsi sul legame tra il diniego dell’asilo e la tragedia. Ed è importante che sia così perché la connessione l’ha espressa lo stesso Jerry. Ma il libro di chimica che Jerry tiene tra le braccia nella foto che rimbalza sui social ci può aiutare forse a capire qualcosa di più.

Lo esprimo con una provocazione: il diniego alla richiesta asilo di Jerry nella sua tragicità è giusto, perché riconosce che Jerry non doveva chiedere asilo, non doveva essere accolto. Jerry doveva poter chiedere di venire regolarmente a studiare chimica in Italia.Noi invece consideriamo Prince Jerry una povera vittima che deve fare richiesta asilo, lo obblighiamo a viaggiare su camion e barconi, ad essere torturato in Libia, a pagare i trafficanti e poi, se sopravvive, ad aspettare per anni il responso di una commissione che verifica non i suoi desideri, i suoi progetti, ma la sua sofferenza.

Continua

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