“Un sogno sull’oceano” di Luigi Ballerini

“Un sogno sull’oceano” di Luigi Ballerini

Da Testefiorite, di Roberta Favia, pubblicato l’8 agosto 2019

In quanti si prendono la briga, o meglio, la fatica, anche emotiva, di dare almeno un nome e quando possibile una storia ai tanti corpi che muoiono in mare?

Luigi Ballerini questa fatica e responsabilità se l’è presa scrivendo un romanzo bellissimo che, è vero, ha a che fare con la storia del Titanic, ma ha forse ancora di più a che fare con la storia di ragazzi migranti di cui nessuno ha memoria.

Ma lasciate che vi provi a dire con ordine di cosa vi sto parlando. Ho appena finito di leggere Un sogno sull’oceano scritto da Luigi Ballerini edito da San Paolo che ancora una volta porta alle stampe un libro di grande bellezza. L’ho letto tutto d’un fiato e questo, attenzione, non è affatto detto che sia un bene, anzi, spesso non lo è. Ma in questo caso mi pare proprio che un bene lo sia, che significhi una capacità straordinaria della narrazione di tenerti incollato alla pagina in attesa che si compia la catastrofe che stai attendendo sin dalla prima pagina ma che di fatto non sai a cosa porterà.

I narratori, sempre in prima persona, sono diversi, due in primis: Mr Gatti, proprietario del ristorante Ritz sul Titanic, e Italo, giovanissimo migrante italiano che serve come aiuto cameriere nel ristorante di Gatti. Protagonisti insieme ai due narratori l’inrera brigata del Ritz, dalle cucine di ogni tipo ai camerieri, ai metre ecc. ecc., la foto della brigata la potte godere alla fine del libro e si trovava appesa ad una delle lussuosissime pareti del Ritz sul Titanic. Si tratta dunque, se vogliamo usare un lessico specifico, di un romanzo corale su base storica, solo alla fine, quando resteremo a bocca aperta, scopriremo che i narratori in prima persona stanno raccontando la loro storia dall’aldilà perchè non uno della brigata del Ritz, nemmeno Mr. Gatti a cui era stata data la possibilità, si salvò dal naufragio ma la conclusione che Ballerini trova, e che non vi svelo, vi stupirà. Non essendo passeggeri e nemmeno dipendenti della compagnia della nave vennero chiusi a chiave nel ristorante e lasciati morire. Molti dei loro corpi, e di molti altri passeggeri, non sono mai stati recuperati ma i loro nomi li abbiamo e a loro è dedicata la narrazione di Ballerini.

Il romanzo è costruito come un diario alla rovescia da terzo giorno prima della partenza fino al giorno dell’impatto. Salirete con i sogni di questi giovanissimi ragazzi migranti sul Titanic, vivrete con loro l’orgoglio di venire da paesini di provincia, di aver lasciato casa a 13 anni da soli, di lavorare come matti per mandare soldi a casa e di essere scelti per servire sul migliore e più famoso ristorante del mondo. Scoprirete anche che moltissimi ragazzi del Ritz, a cominciare da Gatti, erano migranti italiani che raccontano la storia di chi scappa dalla miseria dopo una guerra devastante in cerca più che di un lavoro di un sogno. Il Titanic per tutti loro, e per le loro famiglie, rappresentava questo, un sogno, ed ecco il titolo del libro. Gatti se li sceglie unon ad uno, per uno in particolare fa carte false pur di portarlo a bordo con un certo grado, il suo intento è offrirgli un avvenire come il suo, un avvenire di successo, almeno un avvenire, non certo la fine da topi in trappola che di fatto hanno fatto per la sola colpa di non essere niente agli occhi del mondo.

Accanto alla documentatissima, davvero, ricostruzione della storia della brigata del Ritz e della storia del Titanic, c’è tanto, per fotuna, di fiction, l’autore lo dichiara alla fine apertamente ma forse potremmo anche restare con il dubbio di dove finisce la realtà e dove inizia la finzione narrativa. I personaggi sono tutti reali e di loro alla fine ci vengono dati tutti i dati anagrafici possibili, ma nascono degli amori, delle amicizie, si muovono dei sentimenti al bordo della nave di cui non possiamo avere notizia c’è certezza ma che l’autore immagina.

Che meraviglia quando la narrazione prende questo slancio, vero e versimile diventano inscindibili non solo perché perfettamente in sintonia ma, soprattutto, e così credo debba essere, perché ad un certo punto ciò che è Storia e ciò che è storia (fiction) non fa più alcuna differenza. Le storie sono vere, davvero! E qui lo sono più che mai per come sono costruite e narrate e ci accorgiamo davvero di essere nel mondo della narrazione quando chiudiamo il libro e ci rendiamo conto che Mr. Gatti e Italo ci hanno parlano da un altro mondo.

Come spesso accade, con i bei libri, con la letteratura, la Storia ci parla del presente e la fiction della realtà, quanti ragazzi migranti, di ogni nazinalità varcano con un sogno il mare? Di quanti di loro possiamo conoscere almeno il nome, un briciolo di storia che possa dar senso e memoria alla loro vita? E quanti di loro trovano un autore, un vero autore, a costruire storie sulla loro, di storia?

Ecco a me sembra che tutto questo sia Un sogno sull’oceano e sono sempre grata quando mi capita un libro di questo tipo tra le mani, proponetelo ai ragazzi!!

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