Per quelli che nessuno vuole, per i bambini odiati: il sorriso ribelle di un Clown speciale

Per quelli che nessuno vuole, per i bambini odiati: il sorriso ribelle di un Clown speciale

Da Tiscali Spettacoli, articolo di Cristiano Sanna, 12/09/19

A quelli che leggono questo articolo, chi scrive propone una sfida che ha voluto sostenere per primo. Prendete Clown, meraviglioso lavoro illustrato di Quentin Blake nell’ottima edizione di Camelozampa, e proponete a un bambino anche molto piccolo, sia vostro figlio o un nipote o il bimbo di amici, la lettura insieme di queste pagine. Perché la potenza di Clown e la meraviglia che sprigiona sta tutta nel suo essere muto. Niente parole, niente baloon con dentro il testo da leggere. Solo immagini, disegni, colori, dall’inizio alla fine. Chiedete al bimbo al vostro fianco di guardare tutte le figure e di dirvi come si immagina la storia del piccolo clown, pagina dopo pagina. Cosa a lui arriva di questa piccola, potente parabola disegnata. Sorridente e sovversiva. Perché in questo tempo di odio e diffidenza, di rancore per il povero e il diverso, sovvertire i sentimenti è la vera rivoluzione che ci attende tutti.

Gettato via, anzi no

Comincia nel peggiore dei modi la storia di Clown. Il giocattolo (dotato di vita propria) viene gettato nella spazzatura, lui e i suoi amici che un tempo avranno divertito e fatto passare ore spensierate e creative a chissacchì. Ma il clown riesce a gettarsi giù dal grande bidone dei rifiuti in qui l’avevano abbandonato. Comincia la sua avventura: c’è una grande città piena di incontri e pericoli da attraversare, ci sono scarpe da trovare, case da trasformare, tristezze e mancanze da colmare, minacce da schivare usando tutte le proprie risorse. C’è un ultimo, strano incontro che trasformerà la vita del clown e delle persone che lo hanno trovato. Che strana quella casa in cui è arrivato: disordinata, segnata dal dolore e dalla frenesia quotidiana. C’è dentro una donna con un bambino, poi ne arriverà un’altra. Che succede adesso?

Non si butta via nessuno

E a chi scrive, i bambini con cui ha letto questa storia vincitrice del prestigioso Premio Andersen, hanno sempre risposto nel finale: “C’è una famiglia, non si butta via nessuno”. Ma per tutto il tempo, durante le sue peripezie e gli incontri divertenti o drammatici, il clown continuerà a pensare a una cosa e a una cosa sola: ci sono gli amici da salvare, rimasti dentro quel bidone della spazzatura. Lo stesso in cui, di questi tempi feroci ed egoisti, si vorrebbero buttare tutti i diversi: migranti, barboni, poveri, persone che hanno perso il lavoro e ragazzi che non lo trovano, donne non compiacenti o non abbastanza “inoffensive”. Non privatevi di Clown, è una delizia. 

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