“I am not your negro” di Raoul Peck

“I am not your negro” di Raoul Peck

Da Internazionale, di Francesco Boille, esperto di cinema e fumetti, pubblicato il 14/04/17

Perché tanto livore bianco? Forse l’ossessione per una sorta di “demone della purezza” rivela l’oscurità che si agita nell’animo dei bianchi? Sono le domande inquietanti che vengono fuori vedendo il documentario capolavoro I am not your negro di Raoul Peck, basato su Remember this house, un manoscritto incompleto dello scrittore afroamericano James Baldwin. Un film che spinge a rovesciare i poli opposti, il bianco e il nero, con tutte le conseguenze del caso. Un documentario che merita di essere visto dal maggior numero possibile di spettatori, di essere proiettato e discusso nelle scuole.

I am not your negro pervade l’animo nel profondo e finora è il film più bello del 2017, insieme all’altro documentario d’autore, Dawson City. Il tempo tra i ghiacci di Bill Morrison. Nessuno dei film del 2017 raggiunge questi picchi d’intensità e originalità. I am not your negro ha l’umanità amara di un blues. Esprime un sentimento d’ineluttabilità della condizione umana, anche quando sono le sovrastrutture sociali a determinarla.

Il regista Raoul Peck, originario dell’isola di Haiti, vive e lavora in Francia, dove dirige La Fémis, una prestigiosa scuola di cinema, e quindi non stupisce che il film abbia tra i coproduttori la tv culturale francese Arte. Ma la Francia, nelle sue vicende coloniali, è uno dei tre paesi, e tra questi figurano proprio gli Stati Uniti, che si sono succeduti nell’influenza geopolitica su quell’isola. Questo accentua la specularità che l’autore sente tra il proprio itinerario e quello dello scrittore afroamericano James Baldwin, il cui racconto in prima persona della propria vita è al centro del documentario, insieme alle sue riflessioni sugli Stati Uniti, i bianchi e i neri.

Peck, autore di diversi lungometraggi e di molti documentari (tra cui due opere su Patrice Lumumba, importante e tragica figura della decolonizzazione), vive in Francia dove ha vissuto anche Baldwin (morto nel 1979 a Saint-Paul-de-Vence). Il regista rivendica esplicitamente il parallelismo tra la vicenda di Baldwin, “schiavo liberato” nella sua nazione, a quella dell’isola di Haiti, che, anche se non sempre conosciuta, ha una lunga e orgogliosa storia di ricerca dell’indipendenza coloniale.

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