Dieci lezioni sulla cucina, l’amore e la vita. Il multiculturalismo di Bernard Friot

Dieci lezioni sulla cucina, l’amore e la vita. Il multiculturalismo di Bernard Friot

“Dieci lezioni sulla cucina, l’amore e la vita” è il secondo capitolo di una storia speciale, scritta dalla sapiente penna di Bernard Friot. 
Nel primo romanzo (“Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita”, edito sempre da Lapis) assistiamo all’incontro tra Marion e Kevin. I due ragazzi vengono iscritti allo stesso centro estivo e si ritrovano a frequentare con poco entusiasmo il laboratorio di poesia. Lei energica e ribelle, lui introverso e sensibile, apparentemente troppo diversi e incompatibili, si innamorano. Grazie al carismatico Simon, insegnante e poeta, si avvicinano inaspettatamente a questa arte, che si rivela uno strumento di potenza inaudita per esplorare i propri sentimenti e le rispettive individualità. In questo secondo romanzo l’autore mantiene la struttura del precedente: ogni capitolo una lezione. Si parla di cucina, e la presenza di Simon è sostituita da quella della sua compagna Clara. In un viaggio all’insegna delle pietanze del mondo la memoria olfattiva dei ragazzi si risveglia, si ricordano sapori, se ne scoprono di nuovi, viene voglia di cercarne altri di inesplorati. Lezione dopo lezione i ragazzi si lasciano conoscere e raccontano le loro storia familiare. Clara è per metà italiana e per metà alsaziana, il suo ricettario di famiglia contiene entrambe le tradizioni e invita i ragazzi a trovare i punti in comune tra i vari piatti. Marion decide di condividere con gli altri la ricetta della nonna, zuppa fredda di pomodori. Kevin ha perso la mamma quando era piccolo ma il sapore della sua torta di prugne è ancora vivido. Rosa è affezionata al dolce che sua madre cucina da sempre, una ricetta tipica della Francia rurale settentrionale. Pedro, il più giovane del gruppo, attende una sorellina, Riana, in arrivo dal Madagascar. Palpabile l’emozione nel raccontare che intende stupirla preparando delle buonissime empanadas tutte per lei. Farid è arabo e decide di far assaggiare il baghir, crêpe mille buchi. Cucinare insieme diventa per i ragazzi una inattesa occasione di incontro, di conoscenza degli altri e delle altre culture, un’opportunità di confronto, ma soprattutto condivisione e reciproco arricchimento. Ci son tante storie possibili dentro questo piccolo spaccato di Francia multiculturale. C’è l’amore tra due giovani, raccontato con straordinaria delicatezza. E poi amicizia,  le pedalate in bicicletta, la vita, la morte, temi complessi come l’adozione internazionale. Ecco che la cucina si rivela come una straordinaria forma di poesia, unendo esperienza, sensi, parole, desiderio di conoscenza. Lo raccontano gli stessi protagonisti:


KEV:

Tandoori, strudel, granatina

Sono tante le lingue nella mia cucina


LUCA: 

Ho fame di parole

strozzapreti, orecchiette, braciole


MARION:

Sento un piccante fantastico

con le sonorità delle spezie che mastico

moussakà, kouign-amann, calamarata


FARID:

Millefoglie, babà e caponata

non ne avrò mai abbastanza della carta stampata


Friot è maestro in una narrazione attenta ai sentimenti, ma anche giocosa. Quelle che definisce “parole da mangiare” sono rappresentazioni della diversità e della specificità di ogni cultura, da quella francese a quella mediorientale. Dagli scambi di ricette si assapora l’incontro, la contaminazione con altre visioni del mondo, con altre storie e gruppi di appartenenza. Le spezie ci incuriosiscono, così come quei nomi spesso incomprensibili ma invitanti. Conoscere l’alterità attraverso il palato è una delle tante strade possibili per allargare gli orizzonti, per combattere razzismo e favorire l’inclusione. Ce lo raccontano anche le numerose esperienze che partono proprio dalla cucina per creare occupazione tra la popolazione immigrata.  Ciascun protagonista del romanzo di Friot sembra dirci, come da citazione di Simon Soulage nella lezione n.6:

”Nella mia cucina parlo tutte le lingue”.

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