Oceans, la dedica di Ezio Bosso ai migranti

Oceans, la dedica di Ezio Bosso ai migranti

Ezio Bozzo, compositore, direttore d’orchestra italiano nato a Torino, 13 settembre 1971 e prematuramente scomparso al termine di una lunga malattia il 15 maggio 2020.

“Il mio lavoro non può esimersi dall’attualità. Temo l’autoreferenzialità dell’artista che vede solo se stesso e i propri confini.”

La sinfonia “Oceans” l’ha dedicata ai migranti.

“Dedicato a tutti coloro che per la vita, per amore, per un sogno, per garantire un futuro ai loro figli hanno dovuto e dovranno lasciare la loro terra per un’altra. Dedicato a coloro che li hanno accolti e li accoglieranno. Chiamateci tutti migranti se vi piace…”

(da una conversazione con Diego Rosa sulla rivista ApARTE)

Perché comporre una sinfonia nel 2010? «È vero che oggi i tempi di ascolto si basano su tre minuti, ma un compositore riflette sul tempo e sull’ascolto. Invecchi, ti piacciono le sinfonie, cominci a comporre un brano e dopo un anno e mezzo ti trovi con una sinfonia che rappresenta il tuo mondo umano e musicale». Cinque movimenti, ovvero un movimento per ogni oceano: Atlantico, Pacifico, Indiano, Artico e Antartico, come è nata l’ idea? «Le idee nascono da un’ idea forte, da un colore, scatta una cellula e finché quella cellula non si è sviluppata in un organismo non sono tranquillo. L’ immagine è stata quella di un uomo solo davanti all’ oceano, un oceano che cresce, si infrange. Diventa così una storia con un punto di partenza e un arrivo, l’ oceano è il mare ma è anche il viaggio, che può essere viaggio interiore, la migrazione da una condizione umana a un’ altra, come la migrazione da un posto all’ altro». E il violoncello è l’ uomo? «Sì, il violoncello si confronta con la massa orchestrale: è un’ impresa titanica perché è un grande organico e perché il violoncello, tranne nello scherzo, non ha mai tregua. E Relja Lukic è straordinario!». Come nasce il suo amore per la musica? «Mio fratello amava il jazz. Io fin da piccolo l’ ho ascoltato e mi piaceva molto, i miei avrebbero voluto che studiassi il pianoforte ma io impazzivo per il contrabbasso e così ho iniziato a studiarlo al Conservatorio di Torino. Poi ho cominciato a tenere dei concerti e ho conosciuto Ludwig Streicher che mi ha invitato ad andare a Vienna a studiare direzionee composizione. Così ho lasciato Torino, ho vissuto a Vienna, New York, e ora a Londra». Quali sono i compositori del Novecento che più ammira? «Domanda difficilissima, ma se devo fare una scelta ne cito tre: Ligeti, Glass e Part». E il lavoro per il cinema come è arrivato? «Per caso. Avevo deciso di smettere di comporre dopo una crisi personale e dedicarmi solo al contrabbasso, ma un giorno mi chiama Tavarelli e mi chiede di scrivere per il suo film Un amore. Quella colonna sonora ha vinto un sacco di premi. E poi mi ha chiamato Gabriele Salvatores e dai lunghi colloqui con lui e con Nicolò Ammaniti è nata la colonna sonora di Io non ho paura: bisognava mettersi dal punto di vista di un bambino». (da un’intervista rilasciata a Repubblica nel 2010)

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